Valdi Spagnulo

25 Feb Valdi Spagnulo

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I RICETTARI D’ARTE… © Andrej Mussa

UNA PARETE E LO SPAZIO… CONTENITORI DI SAPORI E STATI D’ANIMO.
“La ragione fondamentale di ogni forma è la sua stretta aderenza alla vita. È una regola elementare dalle ricchissime e varie conseguenze”

Luigi Caccia Dominioni

Caro Valdi, quanto tempo… E’  bello ritrovarti in cucina.

Scopro con piacere come tu sia riuscito tra una parete e lo spazio a rinchiudere nel suo interno la memoria, oggi anche la mia… Lo spazio per come lo intendo io non è reale, è un vuoto, un contenitore da riempire. Tu, dentro di esso hai raccolto la tua vita, rinchiuso i tuoi ricordi, le persone care. E’ proprio vero; la ragione fondamentale di ogni forma è la sua stessa aderenza alla vita…

Accarezzi attraverso i tuoi ingredienti le donne della tua vita, annusi gli ingredienti con la dannata voglia e consapevolezza di riuscire a percepirne un segno del loro passaggio… tu, in cucina racconti la donna. Che gran bella cosa accostare il ricordo femminile a un ingrediente di cucina, quale dono più grande può lasciarci una donna quando si allontana…

Valdi Spagnulo,   artista, scultore di stati d’animo. Non trovo differenze nell’osservare Valdi scultore con il Valdi cuoco. Lui modella un’emozione… Possiede come pochi l’accumulo di un senso, l’accumulo di riflessioni, di meditazione materica.

Sfuggire alla geometria attraverso la geometria stessa… questo fa Valdi Spagnulo. Da sempre l’artista trasmette quella sensazione di incorniciare una parete, uno spazio, deliniandolo su elementi materici mutevoli così che la disciplina dell’artista e dell’immagine non risparmia lo spettatore attraverso una disciplina dello sguardo. Valdi, noi osservandoti chiediamo una richiesta di tempo, di indugio… per capire. Quel bellissimo indugiare che tutti noi proviamo osservando quotidianamente una parete bianca, immaginandoci ascoltando un muro. Osservando, ma soprattutto riosservando le opere di Valdi, a distanza di anni, in diverse condizioni climatiche, stagionali e attitudinali mi sono spesso sorpreso di non ritrovarmi quanto la mia memoria aveva ritenuto la volta precedente o, al contrario, di scorgervi qualcosa che mi colpiva ora per la sua evidenza e sfuggito allora del tutto. Lo stesso accade per l’arte culinaria… quanti sapori traspaiono in determinate situazioni e quanti silenziosi rimangono in fondo al piatto. E’ il nostro stato d’animo, il catalizzatore, il solo capace di esercitare un flusso determinante sulla nostra linea d’azione tra noi e il piatto gastronomico, tra noi e un’opera d’arte, e che ci permette di percepire e cogliere determinati flussi emozionali e cognitivi.

Inesauribile è il nostro sguardo, e tale latenza è ancora più sorprendente davanti a opere che sembrano esaurirsi in un colpo d’occhio.

“LO CHOC, LA SORPRESA, L’EMOZIONE PURA CHE NON SI VERBALIZZA”

Così è l’opera di Valdi Spagnulo, una parete e lo spazio… contenitori di sapori e stati d’animo. Non si può raccontare un piacere, ma come fai a verbalizzarlo! La sua cucina come la sua opera artistica è fatta di tradizioni, di materie prime di terra e di mare… ingredienti finalizzati a esaltare e non alterare i sapori base dei prodotti usati. Quella sera, “ricettando” le teste dei gamberi insaporivano i sughi in preparazione. Pesci, tanti pesci, lo studio Fucina di valdi era come un orto di mare in odore.

La nonna, le ziee, la mamma… una donna, la sua donna.

Il rossore di un ricordo prende sempre strani odori in una cucina. Quando Valdi mi presenta il suo pomodoro diventa rosso… anche lui com’è capitato in altri casi di artisti radicati nel proprio ricordo territoriale sorrideva mentre lo guardava. Quanti ricordi in quel rosso pomodoro. Uno dei prodotti estivi che per eccellenza veniva utilizzato in varie pietanze per essere consumato e disponibile durante il corso dell’anno, era il pomodoro. Infatti in sud Italia è diffusa la tradizione di fare in casa “le bottiglie”: la famosa salsa.

Questa usanza in Puglia è molto antica: una tradizione tramandata da generazioni, che preserva il gusto del pomodoro, frutto prezioso, come etimologicamente ricorda il suo nome: “pomo d’oro”. Si tratta di un vero e proprio rito che a partire da ferragosto prosegue per tutto il mese di settembre, tra pentoloni e bottiglie. In passato costituiva un momento di festa: tutti vi partecipavano, grandi e piccini, parenti, amici e vicini di casa, ognuno con un compito ben preciso: di solito i piccoli erano destinati a mettere il basilico nelle bottiglie, mentre ai più grandi spettava tapparle e cuocerle.

La Frisella

FRISEDDHE… pani biscottati. Il cibo dei navigatori

in casa Valdi prende la forma di un viaggio…

come con la scultura, la frisella ha una tradizione antichissima: era infatti detta anche pane dei crociati, essendo uno dei vettovagliamenti della cambusa di questi, quando partivano per la Terra Santa da Otranto, Taranto, Santa Maria di Leuca e dagli altri porti pugliesi. Era anche il tipico alimento dei pescatori o dei braccianti agricoli, che intintala in acqua di mare, la condivano con pomodoro e olio o, spezzata, la usavano come pane nelle zuppe di pesce, di cozze, verdure e legumi. A casa Valdi non si è mai soli. Critici d’arte, galleristi, amici cari accompagnano Valdi sempre a tavola. Anche in questo ricettario ci raggiungono; due illustri critici d’arte

(Matteo Galbiati con la sua “Torta Galbiati” e Kevin McManus), una gallerista (Raffaella Nobili) e un’amica collezionista di passioni (Manuela Tagliabue).

“LO CHOC, LA SORPRESA, L’EMOZIONE PURA CHE NON SI VERBALIZZA. L’accumolo di senso, di riflessioni, di meditazioni dell’artista appaiono in una stratificazione in cui la scrittura è sempre in ritardo, perchè rivenire su un’opera vuol dire affrontare di nuovo il silenzio dell’artista…”

Come restituire allo spazio che ci circonda, alla superficie, quanto noi figure presenti, una plasticità tattile tenendo sotto controllo la profondità illusoria? Ci rendiamo conto osservandoci intorno che, lo spazio in cui siamo rinchiusi è la base filosofica di un’opera. Valdi Spagnulo utilizza alcuni espedienti illusori nella scultura murale… incastonare le figure nella mente di Valdi, nulla che non abbia una ragione architettonica. Ogni sua linea è funzionale. Direzioni di valori tattili, emozionali, le stesse che utilizza come metodo culinario. Osservando le sue opere si ha la sensazione che il suolo e il soffitto sembrano spesso in continuità con le pareti, su uno stesso piano… come se l’artista avesse rinunciato a quella divisione degli spazi in piani verticali e orrizontali che determina un’immagine illusoria. Valdi Spagnulo attraverso la sua opera artistica e culinaria ci trasporta in viaggi nel tempo, dove la continuità è su un piano spazio/temporale, mangiando tra linee verticali e orizzontali.  Grazie all’odore di questi ingredienti, preparati, che noi ci ritroviamo catapultati seduti a tavola, rappresentati attraverso uno stato d’animo primordiale, spogli di linee e prospettive. Le mani, utilizzate per mangiare le Friseddhe ci riportano bambini nelle nostre merende d’estate…

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