Ogni formaggio ha il suo nome e il suo odore…

04 Set Ogni formaggio ha il suo nome e il suo odore…

“Mi ha affascinato fin da quando ero bambina per il suo odore forte e deciso. I grandi ne erano ghiotti e io ne ero attratta. I contadini facevano, e fanno, colazioni abbondanti al mattino e ricordo che, dopo aver bevuto la mia tazza di latte, mi soffermavo ad ammirare ciò che restava sulla tavola: le acciughe, i peperoni sotto vinaccia e naturalmente il Gorgonzola, che noi bambini dovevamo meritare. Anch’io conquistai la mia fettina di Gorgonzola ed è forse per questo che, ancor oggi, mi affascina. È importante, regale, definitivo”.

BRA\CHEESE slow Food. ricordi e testimonianze.

Negli anni ottanta, ricordo che a Bra, nei pomeriggi d’inverno, quando faceva buio presto e nell’aria si sentiva l’odore di legna bruciata…”La Luna e i falò” sulle colline vicine.
Mia mamma mi mandava nella cascina a due passi da casa, a prendere il latte crudo appena munto. Ricordo il corridoio poco illuminato, la gente in coda ad aspettare il proprio turno; si doveva passare per forza dalla cucina del contadino, quella luce al neon… e la donna di casa con un grosso pentolone pieno di latte che ti riempiva una specie di schiscetta.
Non dimenticherò mai l’odore di quella donna… i vestiti e la pelle della sua mano. Sapevano di latte, quasi di formaggio…

LA TOMA PIEMONTESE… Un ricordo di Beppe Fenoglio

“Nostra madre raddoppiò la sua lavorazione di formaggio fermentato, ma non ce ne lasciava toccare neanche le briciole sull’orlo della conca.
E quando seppe che a Niella ne pagavano l’arbarella un soldo di più che al nostro paese, andò a venderlo a Niella, e saputo poi che a Murazzano lo pagavano qualcosa meglio, si faceva due colline per andarlo a vendere lassu.”

A BRA HO RITROVATO L’ODORE DEL LATTE E DEL FORMAGGIO

“Sono nata e cresciuta in una famiglia contadina, ho frequentato la terza media. I miei volevano farmi studiare, io non ho voluto… Mi sono sposata nel 1975, ho una bambina di diciotto mesi.

Mio marito è operaio e contadino. Lavora all’Acna di Cengio. Fa i due turni. Parte da casa alle quattro del mattino e ritorna alle tredici e trenta. La settimana successiva parte alle dodici e torna a casa alle ventuno e trenta. In questa zona della Valle Bormida, esclusi gli anziani ed i vecchi, non c’è più nessuno che faccia solo il contadino. Mio marito è undici anni che lavora all’Acna. Se fosse stato solo contadino l’avrei sposato lo stesso riguardo al lavoro, perchè la campagna mi piace. Ma riguardo alle risorse della famiglia no, perchè solo con il reddito della campagna non si vive. In campagna c’è poca garanzia, un anno c’è la tempesta, un anno muoiono le bestie, però le spese dobbiamo pagarle lo stesso. I soldi della fabbrica sono invece soldi sicuri…

Abbiamo poca terra nostra, ed altra in affitto. Quindici le bestie nella stalla. D’estate la vita è grama perchè c’è tanto lavoro; d’inverno la vita è grama perchè c’è la neve. La moglie dell’operaio-contadino vive peggio dlla moglie del contadino. Io lavoro quando lui è in fabbrica, e quando lui è qui io lavoro ancora di più. Le bestie, anche quando lui è in fabbrica, occorre guardarle… e’ tanto sacrificata la nostra vita per via delle bestie che ci impegnano, che ci obbligano a non uscire di casa. Se dovessimo assentarci una settimana non possiamo. Non abbiamo mai fatto le ferie. Mai a divertirci, mai a ballare.

Un pò la domenica sera andiamo dai parenti. D’inverno andiamo a vié, ‘s custuma ‘ncura si (c’è ancora la tradizione qui), andiamo dalle altre famiglie ‘dla ruà (della roata, borgata), ma solo la domenica sera. Si va, e si gioca alle carte, si parla delle cose di una volta, facciamo anche delle ribote (feste), la bagna cauda… il formaggio, le tume. Parliamo dell’annata, del lavoro, delle bestie, cose di famiglia…
La scuola? Le medie sono importanti. Solo con le scuole elementari il contadino anziano non gliela fa più a tenere la contabilità. Registrare i costi ed i ricavi è un impegno non facile.

Il contadino che non ha le medie deve farsi aiutare dagli uffici della Coltivatori Diretti.
Se conosco la storia dei contadini? I vecchi la tramandano, ci insegnano di più che non a scuola. LA SCUOLA NON CI HA INSEGNATO NIENTE DI CULTURA CONTADINA. Invece da padre in figlio si tramandano delle cose importanti… I vecchi sanno la pratica. Sanno dire al giovane quale famiglia può aiutarlo, chi è di parola e chi può tradire, queste cose che il govane non sa. A noi non interessa tanto sapere come si viveva cinquant’anni fa, a noi interessa sapere tutto dei vicini, noi viviamo in un ambiente piccolo, non ci interessa tanto cosa avviene lontano da noi….”
(8 agosto 1980) Maria Angela, alta Langa, classe 1957.