LUOGHI, ARTISTI, STRADE, GUSTO: ArtCityBologna

25 Apr LUOGHI, ARTISTI, STRADE, GUSTO: ArtCityBologna

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© Andrej Mussa

LUOGHI, ARTISTI, STRADE, GUSTO
La passeggiata ad #ArtCityBologna con annesse visioni dell’artista e ricercatore gastronomico Andrej Mussa

“In cucina funziona come nelle opere d’arte: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’intenzione che l’ha fatto nascere” (Daniel Pennac)

CATERINA, CATERINA!
Si inizia con un uovo e un gessetto…

La Cataren-na, era una bella Arzdora, e mi ricordo che la guardavo rapito mentre lavorava é spas (l’impasto) per le tagliatelle. I suoi fianchi abbondanti e le braccia ben tornite la rendevano idonea per quella fatica. Perché l’Emilia-Romagna in migliaia di anni, ha custodito donne che non potevano tradire l’arte di fare le tagliatelle, ad impastare uova e farina. Caterina non l’ho più rivista. Anche la sua piccola bottega alimentare di pasta fresca non c’è più. Sono scomparse come le nostre vecchie nonne, e lo sappiamo che una nonna non si ripeterà mai più nella nostra vita.

A Bologna, è un Gessetto a tracciare il mio percorso artistico e culinario.
Il Gesso: Strumento di solfato di calcio utilizzato per scrivere o disegnare alfabeti su superfici adatte, tipiche le lavagne o l’asfalto di una strada. Utilizzato anche in varie mansioni artigianali di arti applicate.

Ritorno dopo aver lasciato un segno bianco del mio precedente passaggio nella Piazza di San Martino. È qui che un locale riscrive sopra una lavagna, il concetto di ristorazione. Il ristorante “Gessetto” è stato inventato da Gaetano Lanza.
Qui al “Gessetto” il modo con cui noi vediamo una cosa cambia con la cosa stessa… è un concettualismo gastronomico molto “Duchampiano”, che condivido rapportandolo alla mia idea di nuova arte contemporanea: nessun titolo, nessuna spiegazione, nessun condizionamento. L’elemento fondamentale: il nostro stato d’animo. Ecco che, al Gessetto compare in un piatto Manzoniano: un uovo all’interno di una polpetta…

ARTE APPLICATA, CARATTERI TIPOGRAFICI, ARTISTI

Bologna in questi giorni applica l’arte nei suoi luoghi più antichi, e prova a raccontarli in modi nuovi: la città è Fiera dell’arte, ma anche nuova narrazione. Mi immergo per qualche ora in questa quinta edizione di Art City Bologna, il programma di mostre, eventi e iniziative culturali nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere per offrire nuove opportunità di scoperta e conoscenza del patrimonio artistico diffuso.
L’uso eccessivo dei videogiochi nuoce alla salute“, leggo questa citazione su una targa nei pressi di un parco giochi.

Al centro di questa città, c’è il Palazzo Re Enzo. In questo Palazzo sono cinque anni che il “carattere” è di casa: dopo London Art Book Fair, ecco un ponte per le Arti Applicate: FRUIT EXHIBITION. Mille diramazioni vengono rifinite attraverso microeditori italiani e stranieri, dove è possibile osservare come la cartotecnica e un foglio riescano a dialogare con un mouse.

La nostra società vive di contrasti bipolari, è la sua forza e bellezza. Siamo sospesi tra passato e futuro, strutturati e modellati su materiali diversi. La diversità vince, conquista, è movimento. La carta ringiovanisce e interagisce con le nuove generazioni digitalizzate. Tutto inizia sempre da un foglio. Lo puoi scoprire anche qui; nella nuova sezione dedicata al game design con tanto di workshop annessi: “il videogioco non è più soltanto un intrattenimento per teenager ma una forma d’arte, con produzioni indipendenti di tutto rispetto”, raccontano gli organizzatori. Organizzatori tanti e fantastici, (tra questi ringrazio prticolarmente Anna Ferraro) Sono tantissime le realtà conosciute a Fruit.Tantissimi e giovani; mani pulite che hanno realizzato stampe pulite. Caratteri forti e mobili.

Libri costruiti con dentro gli artisti, e scopro BOITE: una scatola d’arte… di studi e di altri pensieri. Passeggiando tra i tavoli, (finalmente! Basta con questi odiati box da fiera dell’arte), si condividono spazi e produzioni spalla a spalla, converso con POLPETTAS, o con un ALCE ROSSA tra i molti progetti interessanti.

Che bello svegliarsi al mattino e percepire ancora in bocca una voglia sfrenata di Fruit Exhibition! È da qui che un artista contemporaneo dovrà ricominciare, applicando la sua arte attraverso la comunicazione quotidiana delle cose.

SET-UP CONTEMPORARY ART FAIR e alcuni incontri speciali

SET-UP è uno spazio situato all’interno di una stazione di autolinee (e la cosa non mi dispiace, anche se la mia prospettiva visionaria era quella di mettere poi gli artisti dentro agli autobus, ogni autovettura un progetto curatoriale), e nasce con lo scopo di rappresentare una vetrina per l’arte emergente, annessi progetti curatoriali.

ANNA TURINA

Mi ritrovo da Martina’s Gallery, “chinato” e “acquarellato” in una delle sue sedute regolari di ‘aiuto interpersonale’, metodo di psicoanalisi d’arte visiva, accanto a pin up contemporanee. Anna Turina cerca il significato di un rapporto. I suoi: Esercizi d’amore sono rappresentati attraverso momenti, istantanee fantasticate e disegnate in piccoli spazi domestici su carta bianca. Spariscono i bigodini di una casalinga e si presenta la frangetta… (ci sarà modo di approfondire la sua opera perchè vi anticipo che Anna Turina mi cucinerà a fuoco lento attraverso i miei ‘Ricettari d’arte’).

ALESSIA ROLLO

IN DOMESTICO, (Art and Ars Gallery), è una straordinaria immagine fotografica, di quelle dai significati sospesi… Sullo sfondo delle piastrelle bianche dai rimandi a vecchie latterie di una volta, un tavolo di un verde sottotono, freddo. In primo piano due sfere a forma di mela, ma completamente ricoperte di un bianco latte che ci rimanda con l’immaginazione ad un gelato o un formaggio. Un filo rosso le abbraccia, stringendole talmente forte da scioglierle in una fantomatica estate in cucina. Alessia, utilizza e inventa un suo personale concettualismo e collaborando con “Media Lab Prado” è riuscita a realizzare un “Fluxstudio Performance Project”, che collega attraverso lo streaming in contemporanea diversi artisti nel mondo.

UN PRANZO CUCITO ADDOSSO

Sartoria Gastronomica è il locale culinario tra i più amati dai bolognesi.
Nata nel marzo del 2014 in Piazza Aldrovandi, la sartoria gastronomica è stata confezionata su misura da tre donne, figlie di tre sarte. Qui si applica il GUSTO. Gli ingredienti di altissima qualità della zona emiliana, prodotti DOP e IGP. Particolare attenzione rivolta ad “intolleranze” e “vegetali”. In cucina un artista: Giovanna Geremicca, oltre che maestra di cucina, Giovanna è anche una talentuosa cake designer. Suo l’eccellente pan brioche. Ogni suo piatto è accompagnato da una ricerca modellistica del packaging: “l’imbastitura”, “la cimossa”, “gli orli”, “il metro”, “i puntaspilli”. Tre “sartore” della ristorazione che mi hanno confezionato un piatto straordinario: quattro tortelloni al formaggio di Fossa con carciofi e pancetta scottata, ricoperti poi di lardo. Ancora indosso quel sapore…

Passeggiando per Bologna insieme ad Anna Turina, siamo come Hansel e Gretel, condotti nella grande città e spinti da una certa fame artistica e turistica. Entriamo in questa splendida dimora colorata: il Grand Hotel Majestic già Baglioni, scoprendolo di marzapane, rubiamo pezzetti di Grand Hotel e dentro ci troviamo le visioni del grande fotografo MARTIN PARR. Attraverso il suo obiettivo riesce a catturare i “particolari” di una società, la nostra, strutturata sul consumismo quotidiano. Se c’è una cosa che amo nella fotografia, è quando si riesce ad ottenere quei toni saturi pastellati. Martin Parr di questi ne fa il suo punto di forza, enfatizzando così nella sua opera il lato buffo e umoristico, ma nello stesso tempo drammatico della società contemporanea.

BISOGNA REINVENTARSI… APRIRE I PROPRI SPAZI E RIADATTARLI
La più bella mostra d’arte nella città in Fiera

Nel 1961 l’architetto Carlo Scarpa è incaricato, da Dino Gavina, di allestire un negozio in Via Altabella, in pieno centro storico. La soluzione immaginifica ideata da Scarpa, diventa uno dei luoghi più singolari nel panorama urbano. All’epoca le polemiche furono violente; colpevolizzarono il geniale architetto, di voler violentare con il suo intervento la città antica. Oggi possiamo serenamente riconoscere quest’opera come un caposaldo dell’architettura contemporanea italiana. E’ al suo interno che possiamo osservare le più alte forme geometriche, colorate, astratte, minimaliste del contemporaneo artistico. E’ stato riaperto al pubblico grazie a due talentuose artiste, che fiutando il negozio del futuro hanno realizzato per l’occasione di Art City Bologna, la più bella mostra d’arte nella città in Fiera, ospitando temporaneamente la loro installazione site specific: CAUSERIE- conversazione.

Letizia Calori e Violette Maillard, giovane duo impegnato nel panorama artistico internazionale principalmente con scultura e performance. Qui, nell’ex negozio Gavina con 16 opere (straordinarie!) pensate e realizzate in un continuo dialogo con i piani sospesi, le linee architettoniche, le forme, i colori, i vuoti, i giunti e i particolari nascosti di questo metafisico spazio. Ci voleva il coraggio di queste due ragazze, una di formazione architettonica e l’altra cinematografica per farlo riaprire momentaneamente, e confrontarsi con una location così potente, reinventando un’altrettanta potente e commovente opera d’arte.

VICOLO ALEMAGNA: RUGGINE

Oggi il Food è un recuperare dal passato; intervenire, riadattare, reinterpretare. Legare più materie con la luce e a farle interagire con il nostro stato d’animo. Questa è la ristorazione del futuro, ma non riguarda solo il lato ricettario. Mi rivolgo sopratutto al designer con matita e forchetta. Colui che dovrà recuperare spazi e luoghi, riscoprire impensabili cucine dove prima c’erano falegnami e ferramenta.

Ecco che, scopro il ristorante Ruggine, un luogo di ristoro e di socialità
nel vicolo Alemagna, dove duecento anni fa vi ospitava un magazzino per calessi.
Cento anni dopo, dal calesse si passò alla bicicletta, con officina.
Oggi è RUGGINE, un locale nascosto senza insegna, recuperato e inventato da quattro ragazzi, un (com)posto spontaneo costituito da vari ossidi… così come il menù, molto interessante la scelta dei panini. Materiali e ingredienti ferrosi (carciofi con la pasta, legumi) corrosi nel corso del tempo, recuperati e riadattati nel locale. Accade che, reazioni chimiche tra i tavoli e il bancone ti facciano provare dei buonissimi Cocktail verso incontri occasionali, ma costruttivi. Un locale in work in progress, dove assemblaggi di una Bologna passata, contribuiscono attraverso il coraggio delle idee a far rinascere lo spirito e la creatività di una Bologna storica, che solo a tratti ho vissuto in questi giorni.

Courtesy, magazine ASSAI

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