Laura Malaterra

05 Dic Laura Malaterra

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I RICETTARI D’ARTE… © Andrej Mussa

A Genova, DONNE CHE CUCINANO LA VITA…
Sono dei ‘cibi gridati’ che mi hanno spinto a Genova.
Laura mi ricorda… le grida dai vicoli stretti e colorati, dove compra lo staccafisso in un negozio di Genova.
Lo cullano tenendolo addormentato con il lieve suono dell’acqua frusciante che scorre nelle vasche di marmo grigiobianco di antica memoria.

Il ‘marmo di cucina’ come io lo identifico. Quel profumo di sapone di Marsiglia, che ogni volta Laura, ricordandolo in un’appassionante passaggio di memorie culinarie nel suo libro… RICORDI DI CIBO, IL CIBO DEI RICORDI…perdendomi volutamente in quel labirinto di percorsi dipinti di grigi colori odorosi, mi assale il timore che il negozio sia svanito nel nulla, portato via dal progresso che ci vende scatole preparate, smunte fotocopie a colori dei cibi del passato” mi nutre… attraverso i suoi ricordi di cucina . Laura Malaterra www.lauramalaterra.it e il suo l’ovodipiero… “Amo il teatro e lavoro in teatro da tanti anni…” Regista, attrice e autrice di molti testi teatrali. Affascinante gourmet.
CIBI GRIDATI
Ha portato il cibo sul palcoscenico.
Ha recitato con il cibo.
Vive per il cibo…
Ricordo e vi ricordo DONNE CHE CUCINANO LA VITA
Riduzione teatrale e regia di Laura Malaterra, il testo scritto con Daniela Finocchi.
Un insieme di episodi, canti e balli, tradizioni ed etnie.

Il cibo come confine, ma anche come viaggio… lo spettacolo presenta gli aspetti più emotivi, teneri e anche divertenti delle storie di donne straniere. Le attrici danno vita ad una vicenda che lega grandi e piccoli episodi di antiche memorie a una esistenza tutta da scoprire. Tra profumi, ricette, tradizioni, cibi attraversati dalla cura e dall’amore delle protagoniste e di tutte le donne.
Laura Malaterra, la bambina in cucina con la nonna, la ragazza che vive la sua Torino scandita dalle delizie dei tanti caffè storici… così mi è apparsa; è così che ho imparato a conoscerla; attraverso i suoi ricordi, una continua “Recherche”, un continuo inseguire quel lontano profumo che usciva dal forno una volta messo a cuocere il dolce…
Le povere cose che fanno il nostro mondo. Oggetti, segni, luoghi. Bagliori, riflessi di ciò che è. Il tempo, che si muove e ritorna, lascia traccia. Scrive il nostro destino a una società basata sui riti della rappresentazione.
Il teatro che diventa realtà quotidiana e la quotidianità che diventa teatro.
Il mondo si specchia nel suo contrario.
Il paesaggio è spazzato via dalle distruzioni, poi dalle costruzioni…
I trasporti ‘nuovi’ cancellano le distanze, e i luoghi perdono il loro fascino, neutri, intervallati fra una meta e l’altra.
E a noi non ci resta che sognare Fellini… a rifugiarci come bambini nella cucina, sotto il grande tavolo.

Passare una giornata con Laura nella sua splendida casa genovese è stato come assistere a un’opera teatrale. I ricettari d’arte, nascono come performanceARTfood blog, e vi assicuro, che mai come oggi ho assistito a una straordinaria performance artistica\teatrale culinaria.
Non solo Laura mi ha cucinato del fantastico cibo, ma ha recitato con il cibo (le immagini pubblicate recitano…)
In una splendida terrazza proustiana, abbiamo gustato UN TORTINO DI PORRI, CON PANE, BURRO E ACCIUGHE, bagnati da un classico vino da aperitivo di uva Glera, componente base del prosecco Valdobbiadene. Successivamente all’interno della sala, siamo stati accompagnati da uno squisito STOCCAFISSO ACCOMODATO, ancora cullato e addormentato nelle vasche di marmo grigiobianco di antica memoria… e ci siamo raccontati. Fra tavola e costume. Così si mangiava in Italia… Un vissuto fatto di aromi ed esenze che sarebbero scomparsi nel giro di pochi anni. La preoccupazione degli italiani negli anni ’60 non era più quella di avere cibo a sufficienza, ma bensì quella di mangiare tanto e di farlo soprattutto in giro.
L’Italia contadina e il bel paese…della “mezza porzione” o la “mezza abbondante”, contrapposta a una notevole ignoranza, solo mascherata (in realtà appesantita) dagli eccessi (pur spiegabili con precedenti magrissime stagioni) degli anni del Boom: valga l’esempio dei terrificanti ma rassicuranti tris di primi (tutti nello stesso piatto).
O il mito delle trattorie per camionisti: si mangia bene e tanto, si spende poco e si fa in fretta; ricordava un grande cultore del cibo e delle tradizioni italiane come Gianni Brera.

RICORDI DI CIBO, IL CIBO DEI RICORDI
“Ah… noi si mangia solo la zuppa inglese ma quella fatta con i savoiardi neh che a noi quella con il pan di Spagna non ci piace neh e mi la preparo il giorno prima che i savoiardi siano ben ambibì della alchermes che ci dà una bella pennellata di rosso. Ma schersa nen tu non li ambibisci li indrinta?
Ohhh dermagi ma sì, a va bin anche se li imbibisci antal caffé. Oh ma va nen tant bin come indrinta alla alchermes… ahhh si si a lé na questiun di gusti… va bin, va bin discutuma nen tant… io poi ci faccio gli strati, ahh anche ti, savoiardi crema pasticcera savoiardi crema di cioccolato poi la pasticcera e l’ultimo al cioccolato cà l’è il pì bun, ma gnanca ti lo fai buono come mi neh, poi ti decori ‘sta supa? Ohhh ma mi a lai nen voglia di fé ‘ste decurasiun, neh che sun sempre straca, poi m il frigoetto tutto a raffreddare antal frigider ma si il frigider, come cosa l’è il frigider… a lè il frigo, ma basta là bella cita, ma non capisci più niente, sei diventata mac pi ‘na ciula per caso?”
I DIALETTI NON ANDREBBERO MAI TRADOTTI. La storia attraverso la parola tramandata, i tempi, i suoni, le cadenze. Tutto deve rimanere così… sospeso nel tempo di scrittura e nei luoghi della memoria; è un delitto culturale la traduzione… Se un dialetto non lo comprendi, tu allora immagina!
Il dolce e il caffè, introducevano il pomeriggio nell’appartamento di Laura.

STOCCAFISSO ACCOMODATO
per 4 persone in dosi abbondanti…
ingredienti: 1 kg di stoccafisso bagnato, 6 grossi pomodori o pelati, 1 manciata di pinoli e una di uvetta, 4/6 cucchiai di olio, 1 spicchio d’aglio, 5/6 patate, 150 gr. di olive nere snocciolate, pepe e sale.
Ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida, diliscare lo stoccafisso, tagliarlo a pezzi senza togliere la pelle perché non si spappoli. Dorare nell’olio lo spicchio d’aglio e i pezzi di stoccafisso, pepare. Unire i pomodori tagliati a tocchetti, coprire e far cuocere a fuoco lento per un’ora controllando la cottura e mescolando di tanto in tanto, se occorre aggiungere un po’ di acqua tiepida. Dopo un’ora aggiungere le patate tagliate a pezzi, l’uvetta ben strizzata, i pinoli e salare. Mescolare e continuare a cuocere, sempre a fuoco lento, per un’altra ora e aggiungere le olive. Alla fine dovrà risultare un intingolo piuttosto ristretto. Pepare a piacere.

TORTINO DI PORRI
ingredienti: pasta sfoglia, 5/6 porri, 4 cucchiai di parmigiano, 2 cucchiai di ricotta, olio, latte, sale.
Far rosolare 5/6 porri tagliati a rondelle in poco olio, aggiungere un poco di acqua tiepida, salare, coprire e far cuocere a fuoco medio per 10 minuti circa. Quando i porri sono raffreddati in una terrina amalgamarli con il parmigiano, la ricotta e un poco di latte per rendere il composto leggermente liquido. Stendere il composto uniformemente sulla pasta sfoglia che avete precedentemente adagiato su di un foglio di carta forno posta in una pirofila. I tempi di cottura variano da forno a forno: quando vedete la superficie del composto bella dorata sfornate e gustate il tortino ancora tiepido.

© Andrej Mussa

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