Francesco Garbelli

04 Mag Francesco Garbelli

I RICETTARI D’ARTE… © Andrej Mussa

“Quando una corrente artistica diventa moda c’è qualcosa che non va. Soprattutto quando tale tendenza non apporta miglioramenti linguistici ma ne svilisce le componenti concettuali più innovative. Può succedere che singoli artisti abbiano anticipato inconsapevolmente alcune tendenze, e tale genuinità ed indipendenza creativa rappresenta il valore aggiunto in ogni sperimentazione estetica, anche quando non sia riconosciuta dalla critica come meriterebbe…”

Così scriveva Alessandro Trabucco a riguardo dell’opera artistica di Francesco Garbelli.
Trabucco (critico e ricercatore artistico) è il critico oggi, che può vantare quindici anni di esperienza e di ricerca artistica garbelliana… osservando e “curando” il messaggio dell’artista nel contemporaneo artistico quotidiano.
Francesco Garbelli e… LA TERRA DEI CACHI.
Appalti abusivi… Cartelli abusivi…
Abusivamente ripercorriamo la strada di Francesco Garbelli… Un luogo di transito_abusivo.
Un rettilinio con delle curve percorribile da un veicolo su ambo i lati di marcia.
La strada ha sempre accompagnato l’uomo verso cambiamenti sociali e politici.
La strada, un luogo di protesta e di festa… Raccontava Hemingway: ” una volta asfaltate le strade, le rivoluzioni non si faranno più… L’asfalto ha uciso le rivoluzioni.”

Contestare è un gesto stradale. A Milano, c’è un artista On the Road… un precursore negli anni ’80 della Urban Art, che contesta con “INTERVENTI” sulla strada…
Francesco Garbelli interviene sulla segnaletica stradale rivoluzionando il linguaggio artistico pittografico.
La segnaletica stradale in Italia è iniziata a comparire lungo le strade agli inizi del XX secolo su iniziativa dei soci del Touring Club italiano. Col passare degli anni il numero dei cartelli aumentò. Oltre alla possibilità di indicare unicamente località o distanze (infatti la maggior parte dei segnali aveva unicamente una località indicata, la freccia direzionale, il donatore ed eventualmente la distanza) sulla segnaletica apparivano i primi simboli e loghi pubblicitari.
UN LINGUAGGIO PRE ALFABETICO_UNIVERSALE.
La parola che diventa immagine. La parola che diventa arte. Forti simbolismi comunicativi.
Interagire quotidianamente con le persone attraverso il linguaggio della strada, educare il cittadino attraverso l’immagine inaspettata, improvvisa.

Il cittadino che si FERMA_GUARDA_RIFLETTE… questa è la forza dell’opera di Francesco Garbelli.
I suoi interventi cartellonistici clandestini, improvvisi, mi ricordano i gesti intellettualmente giocosi di un Munari en plein air… evocando una quotidianità comunicativa nella società contemporanea. Interventi Toponomastici che gli permisero di realizzare un’affascinante lavoro tematico dal titolo “La via delle frasi fatte”, strappi ed estratti di frasi, parole censite, sentite dal quotidiano… Francesco Garbelli e’ un premonitore della realtà quotidiana.
Un artista ancora oggi coerente con se stesso, che non insegue le mode. Francesco non copia. Francesco è oggi copiato…
I suoi simboli pittografici prendono forma.
Camminano, si spostano, si illuminano, dialogano tra loro e interagiscono con lo spazio che li ospita.
Anche con il cibo lui “INTERVIENE” e interviene sul cibo. Affascinante il progetto realizzato nel 2010, con il maestro di cucina Gualtiero Marchesi.

Garbelli, inventa negli anni ’90 il Food Street Art “la via del gusto e dei sapori”.
La via del gusto e dei sapori, 2010, in collaborazione con Gualtiero Marchesi, installazione realizzata durante la 15° ediz. del festival jazz Percfest, a Laigueglia, (SV).
Oggi, il suo concettualismo ironico, dalla strada entra nella casa, e mi regala sprazzi Jacovittiani… come la sua splendida scacchiera gigante, esposta un mese fa a Bologna, accanto a quella del maestro Enrico Baj. Due scacchiere che dialogano tra loro attraverso simboli e facce in movimento… Due lingue diverse, ma attratte l’una dall’altra da alfabeti primitivi e universali.
Francesco Garbelli in cucina posiziona elementi e alimenti, come fossero delle segnaletiche culinarie… forse ci sta comunicando qualcosa?

Funghi… Riso… Cachi…Taralli…Vino… Cartelli che interagiscono con strisce di Zebre stradali… La cucina si anima come un fumetto di Jacovitti.
Il riso che mi prepara Francesco Garbelli con i funghi secchi e freschi è sublime.
Osservando Garbelli tra i fornelli, mentre accarezza, tratta e poi mescola lo zafferano nel brodo e poi nel riso, è come osservare una danza…
Qualsiasi cosa faccia, non è mai fatta per caso. Ogni suo gesto pensato e’ movimento. Francesco Garbelli è Zen…
Lo zen non puo’ essere racchiuso in un concetto, ne’ reso attraverso il pensiero, chiede di essere praticato; e’ essenzialmente, un’esperienza. L’intelligenza non e’ sottovalutata, soltanto si ricerca una piu’ alta dimensione della coscienza non stagnante su una visione unilaterale degli esseri e delle cose. Il soggetto e’ nell’oggetto, e il soggetto contiente l’oggetto. Si tratta di realizzare, attraverso la pratica, il superamento di tutte le contraddizioni, di tutte le forme di pensiero. E’ con la forma tonda di un caco che Garbelli mi sorprende…

Pulito con armoniosa pazienza zen, Garbelli lo trasforma in una mousse; il caco è uno dei frutti simbolo dell’autunno, ricco di sostanze nutritive benefiche è molto energetico e prefetto da consumare per affrontare la stanchezza tipica dei cambi di stagione. Sarà bene consumarlo crudo e non cotto per mantenere inalterate le sue qualità.
Garbelli infatti crea un dolce_agrodolce dove il caco a contatto con una panna, montata utilizzando uno splendido reperto di elettrodomestico da cucina… un Moulinex anni ’70, molto bene e amalgamata con movimenti lenti e ampi diventa una crema che risulterà ben aerata e soffice.
Il contrasto dolciastro del caco, con quello aspro della panna, risulta al mio palato come una sensazione di fine stagione… Felice ma nello stesso tempo malinconico. Sarà il colore pastello del caco, il sapore della panna, che mi riporta bambino a lontani ricordi di feste di compleanno… Sarà tutto questo insieme di sensazioni, che lascio lo studio dell’artista con addosso quell’odore di asfalto bagnato dalla pioggia…